La natura dell’amore di John Burnside Fazi editore

imgres-1.jpgrecensione di Manuela Basso

John Burnside, La natura dell’amore ovvero I Put a Spell on You  (Fazi Editore 2017 p. 279)

Fin dalle prime pagine, questo libro sfugge le definizioni. Romanzo, come suggerisce l’edizione italiana di Fazi; autobiografia di un poeta contemporaneo; autofiction? Un memoir “sinuoso e struggente” come richiama la quarta di copertina? O piuttosto un gomitolo di racconti, che accompagna la vita di un personaggio di nome John: i suoi amori, la sua famiglia, le sue letture, la musica delle sue giornate. La colonna sonora di un viaggio in auto, in cui si lascia che il pensiero vaghi tra le immagini fuori dal finestrino e quelle che ritornano dietro i nostri occhi. I ricordi che accadono nel presente, “in questo adesso dal leggero sapore di madeleine e tisane”.

Un viaggio nella memoria, dunque. Un frusciare di pagine che dagli squallidi sobborghi di Corby, nella Scozia degli anni Sessanta dal profumo di violaciocche, arriva a perdersi nella tundra norvegese, nel tentativo di restare in ascolto del suono dolce del disgelo.

Nel silenzio del presente, Burnside canticchia tra sé le canzoni della sua play list e dipanando la matassa dei ricordi condivide con noi il suo divagare, le digressioni, la vera anima della lettura, secondo Laurence Sterne citato in epigrafe.

La natura dell’amore” è un libro in cui sostare se si è in cerca del proprio tempo. In cui stare per tutto il tempo che occorrerà perché Diane Arbus scatti una fotografia; Screamin’Jay Hawkins ci faccia un incantesimo e Wild Bill si sciolga nel suo lamento mortale.

Ma “I Put a Spell on You”, titolo originale dell’opera, qui nella traduzione dall’inglese di Giuseppina Oneto, è anche, necessariamente, un libro sull’amore. Sugli incontri e sui volti che ci sfiorano lungo il cammino, che John Burnside uno a uno nomina e nominandoli rende vivi.

La cugina Madeleine “dalle dita affusolate e dallo smalto rosso ciliegia”; Cathy schizofrenica classica, sempre in attesa di fuggire sulle montagne della luna; Annie James, pugnalata sul marciapiede; Karen; Kristen; Theresa Burnside, in memoriam. E sopra tutte, intorno a tutte, oltre tutte, Christina. L’amour fou.

Non c’era luogo comune che non valesse… ogni volta che c’era lei gli altri si riducevano a mero sfondo, comparse di un film sdolcinato. Niente che io possa dire si avvicinerebbe al senso dell’altro, alla soggezione che provavo quanto io e lei eravamo nella stessa stanza.”

Un sentire puro e assoluto ma perduto in un contorto labirinto di desiderio e rifiuto.

“Una forza di attrazione mi spingeva a toccarla: e più io volevo, più mi impegnavo a starle lontano. Desideravo con tutto me stesso stare con lei, ma sapevo che se fosse accaduto non avrei avuto niente da dirle.”

Una fuga dai gesti quotidiani – lo sfiorarsi, il sorridersi – da cui non si può più tornare indietro. Una ricerca di immobilità fino a sparire, semplicemente, pur desiderando di restare. Amour fou.

“Ti amo”, disse.

“Devo andare…” dissi.

Scappare per salvaguardare l’intensità di un sentimento. Indulgere nel dolore che diventa altro: mistero, incanto, follia. Lasciare che si imponga la meraviglia dei dettagli: “il rumore della pioggia, il profumo del burro e dei limoni, le nuvole che si formano sui tetti”, fino a ritrovarsi raggomitolati a terra in una stanza in cui non si ricorda di essere entrati. “E anche se scappi via sbattendoti le porte dietro, non puoi dimenticarti di esserci stato. E quella casa, a sua volta, non dimentica chi vi è andato.”

Ma il tempo è dato anche per il ritorno. E per la pienezza della scrittura che in Burnside si esprime nella parola poetica, seppure in prosa.

We’ll meet again.

Ci rincontreremo.

Si ma come noi, non come l’idea che avevamo di noi.

Magari ci sarà il sole, magari no, ma da qualche parte c’è un posto per noi, dove continueremo a incontrarci sotto ogni forma possibile e, con un po’ di fortuna, incanteremo l’altro con il garbo e la tenerezza.”

John Burnside: poeta e simgres.jpgcrittore scozzese, nasce a Dunfermline il 15 marzo 1955. Docente di scrittura creativa presso la University of St. Andrews di Edimburgo. La sua vasta produzione poetica ha ricevuto importanti riconoscimenti, vincendo nel 2000 il Whitbread Poetry Award e nel 2011 il T.S. Elliot Prize con la raccolta dal titolo ”Black Cat Bone”, definita ”un libro di grande bellezza, alimentato dall’amore, dai ricordi d’infanzia, da uno struggente desiderio umano e dalla solitudine”. Autore di romanzi e racconti, tra cui “Glister” pubblicato da Fazi Editore nel 2010.

 

Solo la terra resiste di James Robertson edizioni paginauno

recensione di Chiara Zammarchiimgres.jpg

“Portero’ una bottiglia di Whisky per non fartici pensare.” “Buona idea. meglio se ne porti due. Ci aiutera’ a tirare fuori tuo Padre”.

Mike deve allestire una mostra fotografica in ricordo del padre, ma ha il bisogno di trovare le parole per descriverlo e si affida ai ricordi di un’amica del padre

L’inizio pare essere una ricerca di un rapporto paterno mancato, una ricerca di un legame tra due fotografi con una differente espressione professionale.

Tutto questo si perde con lo sfogliare le pagine. Dal

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racconto di una vita inizi a viverne delle altre, personaggi, luoghi; dal politico con una particolare tendenza sessuale, all’agente segreto, alla madre casalinga a quella lavoratrice, alla donna violentata e a quella “alternativa” . La descrizione e’ estremamente dettagliata, i vari contesti storici, le tematiche politiche e sociali dal dopoguerra, special modo quella scozzese, sono il risultato di uno studio minuzioso e accademico. Con meraviglia e stupore ho ritrovato cenni storici dell’ Italia durante la seconda guerra mondiale.

L’uso diversificato degli stili narrativi denota l’indiscussa bravura di questo autore.

La scozia descritta non e’ quella dei paesaggi dalle colline verdi e della magia dei castelli, ma e’ quella  del lavoro nelle miniere, delle lotte politiche e dei “pub dai vetri colorati e saturi del fumo di tabacco da pipa e dell’odore di birra dolce scura da sessanta scellini…”,

Un libro impegnativo, intenso, le foto scattate daranno modo di portare alla luce fratture emozionali, saldature e forse ricongiungimenti.

La mostra verra’ allestita ma il risultato sara’ totalmente differente dalle aspettative.

Una scrittura maschile vera perché denota una sensibilità alle tematiche femminili come non se ne trovano facilmente.